Regia: Maryam Touzani. Sceneggiatura: Nabil Ayouch, Maryam Touzani. Fotografia: Virginie Surdej. Montaggio: Teresa Font. Scenografia: Eve Martin. Musiche: Franziska Henke.
Interpreti: Carmen Maura, Marta Etura, Ahmed Boulane, María Alfonsa Rosso, Miguel Garcés.
Produttori: Olivier Père, Simón de Santiago. Distribuzione: Movies Inspired. Origine: Spagna, 2025.
María Ángeles, 79 anni, ha trascorso tutta la vita a Tangeri, nella comunità spagnola di cui fa parte. In passato ha lavorato presso il teatro Cervantes e ora, rimasta vedova, trascorre la sua quotidianità nel quartiere attorno alla sua casa della Calle Málaga, la via in cui abita da sempre. Quando la figlia Clara viene a trovarla da Madrid, riceve una comunicazione destinata a sconvolgere la sua esistenza. Clara, prossima al divorzio, con figli e in difficoltà economiche, ha deciso di mettere in vendita la casa in cui vive la madre. María Ángeles rifiuta di seguire la figlia in Spagna e si oppone alla sua volontà sulla casa, ma la proprietà è intestata a Clara, che, prima di tornare in Europa, vende tutti i mobili e gli oggetti e avvia la pratica con un'agenzia immobiliare.
Profondamente addolorata e delusa per una decisione che la sradica da un ambiente in cui conosce tutti e da una casa che fa parte della sua identità, María Ángeles finisce in una residenza per anziani di Tangeri, ma, partita Clara, firma le carte per abbandonare l'istituto, fingendo di raggiungere la figlia a Madrid. Si fa invece condurre nella casa della Calle Málaga, ormai in vendita, dove si reinstalla segretamente. Con i pochi soldi a disposizione ricompra ad Abslam, l'antiquario che li ha acquistati, i primi mobili. Determinata a portare a termine l'opera, si attiva per comprare anche gli altri, affiancata da Abslam, celibe settantenne, con cui ritrova dopo tanti anni l'amore.
Calle Málaga diventa presto “atto d’amore” verso una città – come ci ha raccontato la stessa cineasta – che per i genitori è il posto del cuore e per i figli quello del profitto. Sta in questo scarto il senso del dramma di Tazouni, dove il senso di appartenenza si scontra con il possesso, tra gli amori immateriali di una (auto)biografia familiare e il presente sempre più razionalizzato fatto di conteggi, spese, numeri.
La vita continua per María Ángeles nel segno delle passioni (ri)scoperte, e la camera di Touzani la guarda caldeggiandone la resistenza casalinga, con una regia fin troppo empatica, con tanto amore e non abbandona mai la sua protagonista, incorniciandola tra gli arredi simil-barocchi della casa a Tangeri.
Il conflitto madre-figlia sfuma via mentre fa posto al frammento delicato, seppur parziale, di una donna che ama tutto ciò che non si può contare.
La regista Touzani, crede che invecchiare sia un privilegio e che ogni ruga sul viso sia la testimonianza di una vita vissuta appieno, con tutte le sue gioie e i suoi dolori. “Volevo ritrarre un invecchiamento diverso, ancora pieno di vita, a dispetto dei limiti che gli vengono spesso imposti”.
Attraverso María Ángeles vuole confrontarsi con le opinioni della società sull’invecchiamento – le aspettative, i pregiudizi, le barriere – e fargliele superare. Crede nella libertà di invecchiare come si vuole.
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